Bicicletta scambio

GENERAVIVO INCONTRA “MI FIDO DI NOI”

Contributo di Paola Pacchiani

Ma quanto è difficile chiedere?

La filosofia dell’abitare di Generavivo racchiude tante altre buone pratiche, ecco perché, grazie allo stimolo lanciato da Vanna Locati, il 4 febbraio scorso abbiamo incontrato, via Teams, Sara Didoni, responsabile del progetto, e Micaela Bonfarnuzzo, entrambe componenti del gruppo pilota che guida questo sistema comunitario di scambio. Parliamo di “Mi Fido di Noi”, piattaforma on line legata allo scambio di beni, servizi e competenze, hobbistiche e professionali[1].

Sara ripercorre, non senza emozione, la storia che l’ha portata qui: educatrice professionale attiva nel sociale si occupa di economia solidale da sempre e con il marito, già scout come lei, decidono che in casa vogliono consumare solo prodotti che rispondono a certi criteri[2], gli stessi che li portano a fondare un Gas (Gruppo di Acquisto Solidale) e in seguito a collaborare alla nascita e costruzione del DESBri (Distretto di Economia Solidale della Brianza). Collabora, tra i vari progetti, anche alla nascita dei “Professionisti Solidali”, una sorta di vetrina per professionisti che desiderano, nell’esercizio del proprio mestiere, incidere sul bene comune. Di lì a breve, nel 2008, nasce “Cerco&Offro”, una mailing list a cui aderivano circa 500 persone, che mediamente mettevano in circolo 4/5 messaggi al giorno di baratto di oggetti, ma soprattutto tanta tanta fiducia. È su questo “capitale” che il DESBri ha scommesso per creare, nel 2015, la comunità di “Mi Fido di Noi”, nata dal desiderio di unire uno strumento di baratto, quale la mailing list, con la banca del tempo. Il baratto si basa evidentemente sul presupposto di avere qualcosa da offrire ma la mancanza di merce di scambio poteva costituire un freno o ancora peggio innescare l’acquisto di oggetti da scambiare. Nasce allora l’idea del fido, una moneta complementare che permette di valorizzare non solo oggetti ma anche competenze, hobbistiche o professionali[3].

All’idea iniziale, molto forte, della sostenibilità ambientale e quindi del non spreco attraverso lo scambio di oggetti si affianca allora il concetto, altrettanto forte, di reciprocità: un’ora vale un’ora, che sia di babysitteraggio o di ripetizioni di matematica. Io ho bisogno e tu pure. La condizione di necessità da cui partiamo - non ciò che soddisferà quel bisogno - ci rende uguali, sullo stesso piano. Ecco allora che alle parole fiducia, mutualità, comunità, reciprocità, se ne aggiunge una fondamentale: dignità. Questa può essere davvero la chiave che permette al progetto di essere anche uno strumento a supporto della vulnerabilità sociale. Se chi riceve è anche nella posizione di dare e non solo di dire grazie la relazione è paritaria e di scambio, non solo caritatevole.

A questo proposito è anche interessante notare come chiunque aderisca al progetto, per il solo fatto di esserci e di potersi quindi potenzialmente mettere al servizio di qualcun altro, riceve in partenza una dote di 100 fidi per avviare le transazioni. I fidi non scadono e, se accumulati, non producono interessi ma, evidentemente, più vengono utilizzati e più alimentano flussi virtuosi all’interno della comunità.

Ogni aderente alla piattaforma ha un proprio profilo, attraverso cui si fa conoscere e presenta le proprie competenze, potendosi delineare come:

  • profilo hobbista: la transazione è sostenuta unicamente dai fidi;
  • profilo professionista: la transazione è sostenuta dagli euro ma c’è uno sconto[4] - detto “generativo” - rispetto al prezzo praticato sul mercato, compensato in fidi; questo permette al consumatore di avere un servizio a valore scontato ed al professionista di recuperare comunque il 100% del corrispettivo della prestazione.

Aspetto interessante che deriva dalle transazioni concluse grazie alla piattaforma è la ricaduta territoriale, data la prossimità tra gli aderenti, a differenza di quanto avviene nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) in cui, difficilmente, anche solo quota della ricchezza che gravita intorno ad un punto vendita va poi a beneficio del territorio su cui si trova.

I fidi possono essere anche prestati, il progetto “Mi Fido di Noi” prevede infatti un fondo di solidarietà a cui è possibile attingere in caso di necessità. Infine, l’adesione alla piattaforma è possibile non solo a titolo individuale ma anche collettivo, ad esempio associazioni e Gas (in tal caso oggetto delle transazioni saranno ad esempio: utilizzo di spazi, attrezzature, consulenze, ecc.)

Per sperimentare concretamente quello che ci è stato raccontato abbiamo poi raccolto l’invito delle nostre interlocutrici e provato, per gioco, a focalizzarci su:

  1. un oggetto che abbiamo in casa, magari coperto di polvere o abbandonato in qualche angolo, che non viene usato da tempo o non verrà proprio mai usato
  2. qualcosa che a breve dobbiamo recuperare o comprare perché ne abbiamo necessità
  3. le attività che ci piace fare e condividere o mettere al servizio di altri
  4. le nostre competenze professionali

Verifichiamo che non è così facile, non siamo abituati a pensare al ricircolo degli oggetti, per cui anche quella cosa inutilizzata prima o poi potrebbe servire e quindi non me ne separo; parallelamente se ci serve qualcosa il movimento automatico - e individuale - è verso l’acquisto. Eppure testiamo, in diretta, che dichiarare eccedenze e bisogni può portare ad un rapido incontro, a costo zero, in tempi rapidi e non necessariamente per rispondere ad una fragilità economica ma anche per toglierci uno sfizio o migliorare la qualità della vita.

E allora, proviamo a cambiare abitudini e impariamo a chiedere, ci stupirà scoprire che potrebbe esserci anche un “omaggio”: la relazione con l’altro!

 

[1] Per una completa presentazione della piattaforma e del suo utilizzo si veda https://youtu.be/QX14tUUn-yI

[2] Acquistare da piccoli-medi produttori, possibilmente del territorio, nel rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale

[3] Un Fido ha un valore di sei minuti e di 1 euro (1 fido=6 minuti=1€, 10 fidi=1 ora=10 €)

[4] Lo sconto viene indicato in scontrino o fattura come “sconto incondizionato” e parallelamente, con accordo tra le parti, viene convertito in fidi; l’Agenzia delle Entrate si è espressa positivamente circa la correttezza fiscale dell’operazione 

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